Oasis Game, Transizione e cambiamento sociale

Ci sono alcune reazioni chimiche che non avvengono spontaneamente: mescoliamo i reagenti e non accade nulla di eclatante, finché non arriva una spintarella dall’esterno (per esempio decidiamo di accendere il fuoco sotto al contenitore della reazione) che permette di superare quella barriera che impediva alla reazione di iniziare.

L’Oasis Game è uno strumento particolarmente adatto ad attivare una comunità: come un’iniezione di energia che aiuta a superare quella resistenza iniziale contro cui spesso ci si scontra quando cerchiamo di portare l’attenzione su temi che ci stanno a cuore – dal cambiamento climatico alle disuguaglianze sociali.

Mi immagino il ruolo di chi partecipa all’Oasis Game come l’attivazione di una reazione chimica, in cui pazientemente si fa alzare la temperatura finché la reazione non parte.

Ecco le caratteristiche che secondo me rendono l’Oasis Game uno strumento di attivazione di comunità davvero potente.

Lo sguardo apprezzativo apre tutte le porte


Si comincia l’Oasis Game andando in cerca della bellezza  e con un’attitudine apprezzativa. Questo vuol dire costruire un processo non sul senso di impotenza e la lamentela, ma cercando e valorizzando ciò che già esiste e funziona nella comunità.

 

Non solo, la bellezza (che è tutto ciò dove le persone mettono cura ed energia) e i talenti si trovano ovunque e in chiunque: sono un’ottimo modo per iniziare conversazioni significative. Soprattutto, sono una chiave che ci permette di aprire porte in posti che non immaginiamo e che sarebbero difficili da raggiungere attraverso altre strade.

 

Per intenderci, ogni volta che diciamo “alla gente non gliene importa nulla”, possiamo provare a ribaltare la domanda: “Cosa importa alle persone che abitano qui? Quali sono le loro passioni? Cosa sono bravi/e a fare? Qual è la bellezza che hanno creato e di cui si prendono cura?”.

 

Dare valore: vedersi con gli occhi degli altri


Nella mia esperienza in Brasile, noi “giocatori” eravamo tutte persone non appartenenti alla comunità locale. Il nostro punto di vista esterno è stato un riconoscimento del valore della bellezza e talenti che man mano scoprivamo. Vivacità, meraviglia, genuino interesse sono un ottimo presupposto per attivare l’energia delle persone.

 

Bere (innumerevoli) caffè insieme,


fermarsi a chiacchierare per strada, al bar, ai giardinetti…. Il contatto personale porta a una qualità dell’interazione molto speciale. Il coinvolgimento e la creazione di comunità passano dal parlarsi, conoscersi, condividere storie ed esperienze. E come dice Margaret Wheatley: “non abbiamo paura delle persone di cui conosciamo le storie”.

 

“Insegna la nostalgia del mare ampio ed infinito”


Nel passo del sogno le conversazioni stimolano a pensare alla visione per il futuro, ai sogni alti, a ciò che appassiona le persone. È importante creare spazio anche per parlare di emozioni difficili, ma quando si arriva a parlare dei sogni gli occhi si illuminano e si percepisce un’atmosfera frizzante e proattiva che prepara all’azione.

 

Ce la possiamo fare


Il passo dell’azione è un miracolo che avviene sotto gli occhi delle persone grazie ai talenti e alle risorse che la comunità stessa mette in gioco; è un risultato concreto, visibile, tangibile: ce la possiamo fare. Non importa che tipo di azione si scelga di mettere in campo.

 

Quello che è importante è che ci sia un risultato concreto e tangibile in un tempo relativamente breve e che sia adeguatamente celebrato. È una vera e propria iniezione di autostima, empowerment, energia; esplode la reazione chimica, dopo un paziente e fondamentale lavoro preparatorio.

 

Cerchi che si allargano


L’azione è un’onda d’urto che crea un impulso iniziale e mette in movimento la comunità. Poi questa energia va curata e alimentata con pazienza, attraverso supporto, formazione, e il supporto di facilitatori di comunità. Ma a questo punto abbiamo la strada spalancata per nuovi processi.

 

Abbiamo creato rete, contatti, abbiamo dimostrato che in pochissimo tempo è possibile trasformare uno spazio con i talenti e risorse delle persone. Non sappiamo cosa emergerà a questo punto. Ma il processo finora vissuto ha creato il tempo, lo spazio e l’occasione perché gli interessi, la creatività e il genio collettivo della comunità emergano.

 

…e se guardiamo con l’occhio del chimico?


Attraverso l’Oasis Game (o altri strumenti di questo tipo) stiamo mettendo in moto un processo che poi potremo facilitare e non controllare. E lo mettiamo in moto partendo dalle passioni, dai talenti, dai sogni per il futuro: una prospettiva forse più da facilitatori, diversa (complementare?) rispetto alla sensibilizzazione.

 

Durante questo percorso di attivazione, una comunità — un sistema — in qualche modo prende consapevolezza di sé stesso, vedendosi in azione, testando le proprie potenzialità e avendo a disposizione spazi dove può emergere l’intelligenza collettiva.

 

Una volta che questo processo si è messo in moto, diventa importante continuare a nutrirlo attraverso strumenti che aiutano il sistema a venire a capo della propria complessità: come garantire il flusso di informazioni e il feedback tra le varie parti? Come beneficiare l’intero sistema e permettere che si auto-organizzi?

E quale potrebbe essere invece il ruolo di un’iniziativa di Transizione? Mi immagino un ruolo di supporto ai progetti che emergono spontaneamente: attraverso strumenti di facilitazione, puntando a collaborare invece che competere e fornendo informazioni sullo scenario e il contesto esterno. Forse soprattutto con la costruzione di una visione per il futuro collettivo – l’unica cosa che, in fondo, mantiene viva la reazione.

 

Per approfondire:

 

video pillole sulla Transizione

Il sito dell’instituto Elos.